Resistenza all'impatto

Resistenza all'impatto: metodo Charpy (cod. D.12)

La norma ISO 179-1 (parte 1 con pendolo non strumentato) sul metodo Charpy permette di determinare la resistenza all'impatto a 23°C ad alte velocità di deformazione su un provino ottenuto sia con materiali termoplastici che termoindurenti, a sezione rettangolare di spessore 4 mm e con una distanza tra gli appoggi di 62 mm (vedi figura). La norma prevede che il pendolo (da 4 o da 2J) colpisca nella sezione centrale un provino: i) senza intaglio; ii) un provino sul lato opposto dell'intaglio a V, avente un angolo di 45°, profondità di 2 mm e un raggio di curvatura sull'estremità di 0,25 mm (tipo A) realizzato con apposita macchina fresatrice (vedi figura).

La determinazione della resistenza all'impatto con metodo Charpy su provini con e senza l'intaglio può essere ottenuta anche a -23°C per materiali a elevata resilienza.

La norma ISO 179 ha il medesimo titolo della ASTM D 6110, mentre i contenuti sono significativamente diversi (fonte ASTM).

 

 

Resistenza all'impatto: metodo Izod (cod. D.13)

La prova di resistenza all'impatto secondo la ISO 180 è molto diffusa per materiali con frattura interlamellare o per materiali che presentano effetti superficiali dovuti a fattori ambientali. Il metodo è adatto per provini ricavati da lastre di materiali per:

- stampaggio ed estrusione di materiali termoplastici rigidi

- stampaggio di materiali termoindurenti rigidi, composti rinforzati e termoindurenti rigidi (laminati)

- materiali termoindurente rinforzati con fibre e compositi termoplastici con rinforzi di fibre unidirezionali o multi-direzionale (per es. tappeti, tessuti, stuoie...).

La norma ISO 180 prevede un provino (tipo 1) con una sezione resistente di 4x10x80 mm, che può essere posizionato nella morsa: i) senza l'intaglio; ii) con l'intaglio a V nel lato opposto a quello dell'impatto; iii) con l'intaglio a V nello stesso lato di quello dell'impatto (vedi figura).

La determinazione della resistenza all'impatto con metodo Izod con ISO 180 può essere ottenuta a -23°C per materiali con elevata resistenza all'impatto.

La norma ISO 180 richiama solo nel titolo la ASTM D256, mentre i contenuti sono sostanzialmente diversi (fonte ASTM).

Impatto-trazione (cod. D.14)

La prova di impatto-trazione è consigliabile soltanto per materiali in cui le tradizionali prove di resilienza con metodi Izod o Charpy non portano alla rottura del provino. La norma ISO 8256 prevede prove di impatto-trazione con provini con geometria simili a quelli a trazione. Una estremità viene inserita in una morsa mentre all'altra è fissato un inserto che permette al pendolo (da 15 o 22J) di applicare al provino una trazione longitudinale in grado di fratturarlo.

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